Lapin
La prima traccia nota è un’incisione rupestre scoperta in val Camonica e raffigurante un uomo con la testa da coniglio aggredito da alcuni cacciatori. Verosimilmente, spaventato da quel primo contatto, Lapin ha trascorso i primi millenni della storia dell’umanità nascosto nella propria tana.
Lapin riappare nel 1572, in Italia: in uno dei numerosi opuscoli pubblicati per celebrare la vittoria di Lepanto il suo nome appare in un elenco di cerimonieri di una parata navale a Venezia. Nei primi anni del ’700, Lapin è un assiduo frequentatore del salotto di Ninon de Lanclos, a Parigi. Espulso dal salotto nel 1714 in seguito a un violentissimo alterco con Voltaire, Lapin ripara in Inghilterra, dove rimarrà fino alla fine del secolo. In quegli anni redige il diario intimo In cuniculum, opera stucchevole e intrisa di devozionalismo, che Lapin darà alle fiamme nel 1804. Nello stesso giro di anni il poeta italiano Ugo Foscolo chiede a Lapin alcuni consigli linguistici per la traduzione del Sentimental Journey di Sterne. Nel XX secolo Lapin fa perdere le proprie tracce, e manca qualsiasi notizia su quale sia stata la sua vita in quegli anni; di recente è stata trovata una foto scattata nel 1978 a Berlino est, nella quale un ufficiale tedesco tiene in mano quella che sembra essere la maschera di Lapin.
Nel 2008 il fotografo ferrarese Marco Belli, sgombrando del ciarpame accumulato in giardino, scopre l’entrata di un cunicolo, in fondo al quale trova Lapin delirante, senza vestiti e gravemente denutrito. Dopo essersi rassicurato sull’indole quieta dell’uomo contemporaneo, Lapin ha accettato di uscire dal proprio rifugio per collaborare con il fotografo per la realizzazione di immagini, performance, opere letterarie. Ha comunque richiesto, come forma di tutela, che il proprio cunicolo venga lasciato così com’è, casomai le cose peggiorino di nuovo.
Chiunque vorrà inviarci in visione i propri manoscritti è invitato a farlo,
seguendo poche ma importanti regole
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